Silvia Blasi

Portavoce Movimento 5 Stelle Lazio

A proposito della riconversione del PPI di Montefiascone e Ronciglione

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A proposito della riconversione del PPI (Punto di Primo Intervento) di Montefiascone e Ronciglione facciamo subito chiarezza per dissipare ogni dubbio: ogni decisione va imputata all’attuale Commissario della Sanità del Lazio Nicola Zingaretti, che, per il ruolo che ricopre, ha pieni poteri sull’organizzazione dei servizi sanitari, sulle nomine dei direttori, sulle assunzioni di personale e sulle gare del CUP.
Detto questo è facile comprendere come anche i direttori generali diventano meri esecutori di una politica dei tagli che fa tutto in funzione del rientro dal disavanzo sanitario.
La regione Lazio è infatti commissariata per gli abnormi debiti contratti nel settore della sanità dai quali inspiegabilmente sembra che i vari presidenti di regione compreso quello attuale non riescano o non vogliano rientrare. In questa situazione è doveroso ricordare che la regione perde una parte del fondo sanitario nazionale che va a incidere inesorabilmente sulle risorse per i servizi fondamentali che dovrebbero venire erogati ai cittadini.
Il Governo ha recentemente emanato all’interno del Decreto fiscale (Decreto Legge 119/2018 convertito con modificazioni dalla L. 136 del 17.12.2018 pubblicato in G.U. Serie Generale 293 del 18.12.2018), una norma che vieta ai presidenti delle regioni di essere anche commissari della sanità (art.25 septies commi 2 e 3). A questa norma, guarda un po’, si stanno opponendo proprio Nicola Zingaretti e Vincenzo De Luca cioè i presidenti delle 2 regioni maggiormente indebitate a livello di sanità che vogliono rimandare la decisione in Conferenza Stato Regioni.
Zingaretti ha fatto del rientro dal commissariamento della Regione Lazio un vero e proprio cavallo di battaglia nella sua recente campagna elettorale promettendolo entro il 31 dicembre 2018. Siamo a gennaio 2019, Zingaretti è ancora commissario straordinario, nulla è cambiato e anzi, pare, molto è peggiorato tanto che in provincia di Viterbo ci troviamo con una sanità depotenziata e ridotta ai minimi termini.
Nel viterbese manca l’assistenza sanitaria di base e questo è evidente dagli accessi impropri ai pronto soccorso cioè i codici bianco e verde, che rappresentano circa il 70% degli accessi nei PS dell’ospedale Belcolle a Viterbo, a Tarquinia, a Civita Castellana e Acquapendente per l’anno 2016 (fonte piano strategico ASL VT 2017/2019). Le liste di attesa per le visite specialistiche sono una criticità mai risolta ed affrontata, solo per citare un esempio. Di fatto questa situazione porta a una separazione dei cittadini in pazienti di serie A e di serie B; cioè porta a una distinzione tra chi può permettersi di pagare una prestazione privata e chi no e deve attendere periodi anche molto lunghi per una diagnosi.
I dati della ASL di Viterbo, dipingono una situazione al collasso soprattutto per quanto attiene le liste di attesa per prestazioni sanitarie inerenti alcune specialità quali chirurgia vascolare (> 6 mesi), neurologia E.M.G. (> 5 mesi), gastroenterologia (> 1 anno), Radiologia (> 1 anno), tanto per citarne alcune (Vedi a pagina 29 del piano strategico ASL VT 2017/2019).
Ciò che manca quindi è la rete di assistenza territoriale e la presa in carico del paziente da parte della medicina di base che preferisce spedire i propri pazienti verso esami diagnostici costosi e ripetuti. Il paziente diventa così la vera fonte di reddito e sostentamento del servizio sanitario pubblico e privato mentre compie la sua via crucis che lo porta nelle braccia degli specialisti a pagamento (sempre se può permetterselo).
In tutto questo il modello territoriale dei Servizi sanitari è di fondamentale importanza; la realtà ci parla di una mole di atti amministrativi pieni di nobili dichiarazioni di intenti che nella pratica si traducono in contenitori vuoti come le Case della salute inventate da Zingaretti, che però sono praticamente invisibili ai cittadini che manco sanno della loro esistenza e dei servizi che offrono.
Le case della salute, come si può desumere dagli atti aziendali, sono caratterizzate principalmente da funzioni quali medicina di base, assistenza specialistica ambulatoriale, ambulatorio infermieristico, diagnostica strumentale di primo livello, la cui fruibilità di poche ore al giorno è correlata agli accessi impropri ai Pronto Soccorso.
In questo scenario che si potrebbe definire apocalittico, che si fa? Si smantellano i Punti di Primo Intervento di Ronciglione e Montefiascone e si vuole far credere che questo sia un diktat del Governo e non una precisa decisione del Commissario Zingaretti che vuole il risparmio a tutti i costi. Si eliminano cioè due punti di primo intervento senza considerare variabili importanti nella provincia come l’orografia del territorio, la demografia e la densità della popolazione ivi insistente.
In assenza di una appropriata rete territoriale lo scenario che si prospetta non è di certo roseo e potrebbe vedere il Pronto Soccorso dell’ospedale Belcolle al collasso per l’elevato numero di accessi di pazienti costretti a spostarsi in macchina per raggiungere il presidio sanitario.

Tutto questo, lasciatemelo dire, per rientrare a tutti i costi da un debito che non hanno contratto i cittadini ma le politiche scellerate dei partiti con decenni di nomine dirigenziali inutili, appalti e convezioni con privati costosissime, creazioni di posizioni organizzative superflue ed esose.
Intanto Zingaretti beatamente, forte di questi “successi” e di un pubblico di tifosi che lungi dal guardare la realtà dei fatti lo continua a sostenere, corre per diventare Segretario del Partito democratico lasciando dietro a sé cittadini incolpevoli vittime del Servizio sanitario da lui stesso disegnato.
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