Silvia Blasi

Portavoce Movimento 5 Stelle Lazio

Beni confiscati alla mafia per le donne vittime di violenza

Una vera “emergenza nazionale”, come definita dal Procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi nella sua relazione all’anno giudiziario, con dati su femminicidio importanti rispetto alla cifra totale di omicidi commessi in Italia, comunque tra gli ultimi posti nella UE per questi crimini. Inoltre il rapporto Eures su femminicidio e violenza di genere ha rilevato come l’ambiente domestico sia il luogo più frequente in cui si consumano questi efferati delitti.
Nonostante negli ultimi anni l’attenzione delle istituzioni su questo tema sia alta, la cronaca ci spinge a riflettere ulteriormente sulle azioni da mettere in campo per contrastare un fenomeno vile e violento.
Le istituzioni, dal canto loro, hanno messo in campo leggi e norme che tutelano le donne vittime di violenza e anche nella nostra regione non mancano iniziative e provvedimenti volti sia alla prevenzione che all’assistenza. È il caso della L.R. 4/2014 che tra le altre prevede la possibilità per la Regione di concedere in comodato d’uso immobili del proprio patrimonio a
“enti o associazioni che hanno tra gli scopi statutari essenziali la lotta ad ogni forma di violenza contro le donne ed i minori” per trasformarli in centri antiviolenza, case rifugio, o case di semiautonomia.
Secondo quanto dichiarato dalla Regione stessa i 23 centri antiviolenza del Lazio sono concentrati nelle province di Roma, Frosinone, Latina e Rieti (che ne ha uno solamente) mentre in provincia di Viterbo non ce n’è nemmeno uno.
Ho presentato perciò l’Ordine del giorno D09/74 che è stato approvato nella seduta di Consiglio del 21 gennaio che impegna la Giunta a valutare possibili interventi per istituire case rifugio o case di semiautonomia nei comuni di Tarquinia e Montalto di Castro in provincia di Viterbo.
A tale proposito nella speranza di dare ulteriore impulso ed importanza alla cosa ho presentato un emendamento al collegato al bilancio 2020 (PDL 194 31.10.2019), che verrà discusso prossimamente in aula, per destinare, ai sensi del D.Lgs. 159/2011, beni immobili confiscati alla mafia o ad altre organizzazioni criminali proprio alla realizzazione di case rifugio per le donne vittime di violenza.
Ben conscia che questo non risolve la piaga sociale della violenza sulle donne, spero che anche l’emendamento al collegato al bilancio venga approvato e che assieme all’Ordine del giorno già passato possa essere un valido impulso per aumentare le strutture di aiuto e assistenza nella provincia di Viterbo.