Silvia Blasi

Portavoce Movimento 5 Stelle Lazio

Cimice asiatica: grave pericolo per la nostra agricoltura

cimice asiatica Un noccioleto con la scritta tuteliamo la nostra economia

La cimice asiatica (Halyomorpha halys) è un insetto infestante in grado di colpire oltre 300 tipi di pianta ed è altamente prolifica arrivando a deporre le uova almeno due volte l’anno con 300/400 esemplari per volta.

Il Decreto del Ministero dell’ambiente del 2 aprile 2020 che stabilisce, tra gli altri, i criteri per l’immissione in natura di specie non autoctone e la circolare prot. 4502 del 29 aprile 2020 del Ministero delle politiche agricole che emana disposizioni applicative per il ristoro dei danni causati dalla cimice asiatica sono gli ultimi atti del Governo che forniscono gli strumenti per contrastare anche questa piaga biologica.

La nostra precedente interrogazione

Nel 2018 avevamo già interrogato a tale proposito l’assessore competente (Interrogazione 88 del 17 luglio 2018). Questi ci aveva risposto affermando che in quella data il Servizio Fitosanitario Regionale (SFR) non aveva ancora evidenza della presenza dell’insetto, che il monitoraggio si sarebbe basato su una rete di siti di rilevazione con impiego di trappole al feromone e che a causa della mancanza di personale SFR si sarebbero coinvolte tutte quelle organizzazioni e personalità professionali che avevano dato la loro disponibilità a collaborare.

Purtroppo dall’anno scorso la cimice asiatica è stata rilevata più volte e, attualmente, visti i numerosi incontri con gli agricoltori sul territorio, specialmente in provincia di Viterbo sono state riportate numerose segnalazioni della presenza dell’insetto infestante soprattutto nei noccioleti con relativo rischio di gravi danni ai raccolti e quindi all’economia della zona.

Inserire una specie antagonista

Vista la normativa sopracitata, quindi, mi auguro che la regione si attivi per avviare la lotta biologica già praticata da altre regioni, quali ad esempio l’Emilia Romagna, attraverso la vespa samurai (Trissolcus Japonicus) che risulta essere la specie più adatta a combattere la cimice asiatica. Questo metodo naturale sarebbe auspicabile per evitare gli effetti dannosi su salute umana e ambiente dei pesticidi sempre più utilizzati per preservare le coltivazioni da attacchi come quelli portati dal micidiale insetto.

Stante la grave situazione palesatasi attraverso i feedback ricevuti dagli agricoltori abbiamo nuovamente depositato una interrogazione per chiedere quale sia lo stato dei monitoraggi e delle collaborazioni annunciate nella risposta alla nostra precedente interrogazione, quali siano le iniziative che la regione intende mettere in atto per monitorare la specie in questione e le azioni che intende intraprendere per contrastarne la diffusione onde prevenire situazioni emergenziali e tutelare l’economia della regione, vista anche la recente normativa nazionale. Speriamo di ricevere risposta e che le azioni concrete siano già in cantiere.